Pregiudizi sui tatuaggi: cos’è successo nel passato🧐

In Italia il tatuaggio ha iniziato a perdere la sua connotazione negativa negli ultimi anni, ma per tanto tempo, soprattutto per le vecchie generazioni, il tatuaggio è stato vittima di tanti pregiudizi.

Ancora oggi, nonostante ci sia ancora un gruppo ristretto di persone nella società che vede i tatuaggi come qualcosa di scandaloso, c’è una gran maggioranza che apprezza questa professione e quest’arte tanto affascinante.

Nel corso della storia occidentale, l’idea dell’essere umano tatuato, è cambiata radicalmente col passare degli anni.

tatuaggi passato
Tatuaggi vintage (foto di facebook)

Partiamo dal presupposto che il tatuaggio è sempre esistito come pratica all’interno di quasi ogni civiltà, anche in Occidente, in cui assumeva persino funzioni medico-terapeutiche, religiose, culturali, di unione ecc. Bisogna quindi riconoscere che il tatuaggio è un grande componente storico culturale, soprattutto a livello antropologico.

Il pregiudizio negativo verso i tatuaggi

Anche in Italia la tradizione del tatuaggio era presente, e vi sono tanti studi che lo dimostrano, ma al quale non viene dato il giusto valore.

Non a caso, nella storia si preferisce tramandare l’idea che l’essere umano del passato fosse in qualche modo “immacolato”, escludendo l’importanza e il significato dei tatuaggi e della loro simbologia.

In Italia, nel passato, il tatuaggio aveva soprattutto una funzione curativa, o ad esempio, tra gli antichi romani, era usanza comune anche tra gladiatori e soldati.

Veniva fatto per simboleggiare la legione di appartenenza come riconoscimento, e allo stesso modo, venivano fatti anche sul corpo dei detenuti e dei criminali, per poterli riconoscere. Persino tra gli artigiani c’era l’usanza di portare tatuaggi simbolici, che richiamavano il loro mestiere.

Durante il periodo delle Crociate e dell’Alto Medioevo, tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo, il tatuaggio era necessario per riconoscere chi, una volta morto sul campo di battaglia, poteva essere sepolto in terra santa, così venivano tatuati simboli sacri, come riconoscimento di appartenenza e legame di fede. Nel caso dei crociati il simbolo comune era quello della Croce di Gerusalemme.

tatuaggi passato
Esempi di tatuaggi medievali a sfondo religioso

Nella metà del 1800 invece, un certo Cesare Lombroso, psichiatra e antropologo, padre della criminologia moderna, decise di rilasciare uno scritto intitolato L’uomo delinquente, in cui elencherà alcuni esempi negativi di chi portava i tatuaggi, in particolare delinquenti e le prostitute.

Il tatuaggio era visto come un segno impuro, di minaccia verso qualcuno potenzialmente pericoloso, e di conseguenza, anche chi lo portava all’interno della società veniva discriminato e ritenuto un selvaggio e delinquente.

La trasformazione del significato del tatuaggio

Il tatuaggio verrà poi considerato, già verso la metà del 1900, come un elemento di disordine morale e sociale. Proprio quando questo si diffuse soprattutto tra classi sociali più basse, come simbolo di ribellione e protezione, fu inevitabilmente vittima di pregiudizi.

Alcune donne in festa sfoggiano i loro tatuaggi (foto di facebook)

Tra metà Ottocento e metà Novecento, la pratica del tatuaggio iniziò a diffondersi anche nei porti, in cui venivano eseguiti nel retro di alcune botteghe, fino ad arrivare ad essere eseguiti anche nelle carceri.

Dagli anni ’20 in poi, per mezzo secolo, il tatuaggio diverrà simbolo delle classi sociali meno agiate, di veterani di guerra, marinai, malavitosi, minoranze etniche, delinquenti, ecc.

Nonostante si tratti di un pensiero molto comune nel secolo scorso, ancora oggi sembra che alcune persone continuino ad essere schiave del pregiudizio, ma resta comunque il fatto che, come dice il proverbio “il vestito non fa il monaco”, proprio come il tatuaggio non rende delinquenti .

A parte questo, si sono comunque fatti dei passi da gigante,verso tatuaggi, tatuati e tatuatori, specialmente grazie al fatto che c’è molta più informazione, e apertura mentale, a riguardo.

I canoni sociali del passato, non resero la diffusione del tatuaggio una condizione vista di buon occhio, per molti anni. Verso gli anni ’60-’80 il tatuaggio tornò ad essere una pratica dalla forte simbologia alternativa e trasgressiva, e una grande forma d’arte e di espressione, e non solo.

La storia del tatuaggio continua tutt’oggi a diffondersi e svilupparsi, passando da essere un elemento di delinquenza e tabù, a una pratica quasi ordinaria e conforme nella società di oggi.

In Italia, si stima che circa il 12,8% della società, abbia almeno un tatuaggio sul corpo.

 

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